LA RISPOSTA DI ROBY FACCHINETTI AL COVID-19

L’hanno già tradotto in portoghese, polacco, vietnamita e cinese, e ci sono musicisti dall’altra parte del globo che l’hanno orchestrato per organico sinfonico e grande coro a farne un inno mondiale contro il Coronavirus. Parliamo del brano “Rinascerò, rinascerai”, composto da Roby Facchinetti con testo di Stefano D’Orazio per aiutare l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, una delle città più tragicamente colpite dalla pandemia. E potremmo scrivere che sul piano numerico (tredici milioni e passa di visualizzazioni del videoclip) questo è forse il maggiore successo nella carriera di uno che, di successi, ne ha scritti a iosa: creando con la propria ispirazione il linguaggio unico dell’inimitabile leggenda dei Pooh, un pop d’autore capace di farsi rock sinfonico d’altissimo bordo come canzone non banale pronta alle vette delle classifiche. Eppure né “Tanta voglia di lei” né “Uomini soli” o “Pensiero” e “Parsifal” erano valse a Roby Facchinetti una lunga intervista per la storica testata musicale americana “Billboard” (che non intervista spesso italiani); e anche se senz’altro i brani succitati e molti altri, da “Pierre” a “Chi fermerà la musica”, resteranno nella storia più di “Rinascerò, rinascerai”, è certo che oltre a essere un successo immenso per il suo ideatore è anche il brano che più d’ogni altro ha colpito l’immaginario mondiale. Come risposta emozionale universale al dramma, pur con “competitors” del calibro di U2, Stones e James Blunt. Sarà la classe spesso ingiustamente sottovalutata d’un calibro compositivo eccelso, sarà il grande cuore di Roby Facchinetti.

“Ognuno di noi dovrebbe agire come può, sai?” dice Roby. “E poi io non lo so, com’è nato questo pezzo. Era appena mancato mio cugino, uno dei tanti che ho dovuto piangere, e quella tremenda fila di camion militari colmi di bare era passata da pochi minuti sotto le finestre di casa mia a Bergamo. Ho avuto una crisi di rabbia e pianto, un dolore accecante per una situazione inaccettabile. E siccome questo so fare, mi sono messo al pianoforte e in cinque minuti è nata la canzone, con nella mia testa già abbinate le parole “Rinascerò, rinascerai”. Il resto è stato un lavoro collettivo a distanza di tante professionalità che non finirò mai di ringraziare, tutti senza compenso per aiutare le anime del mondo con la musica e sostenere col ricavato di diritti e download l’ospedale di Bergamo. Quando poi il pezzo è uscito come brano scaricabile e videoclip, beh, mi sono trovato sommerso di richieste di lavoro, interviste, collegamenti, dichiarazioni: una mole di lavoro superiore a quella dei mesi del cinquantennale dei Pooh”.
Per un testo che partisse dalle parole “Rinascerò, rinascerai” e cogliesse l’esigenza di scrivere quella che definisce “preghiera per una città, e un mondo, che non si arrende e non deve farlo”, Facchinetti ha chiamato subito l’amico Stefano D’Orazio, compagno nei Pooh dal ’71 al 2009 e al gran finale. “Roby aveva la voce rotta dal pianto” ci dice Stefano. “M’ha raccontato fra un silenzio e un respiro la straziante visione delle bare sui camion. Io stesso, che ho anche una casa a Dalmine, ero già di mio sconvolto dalla situazione: e mezz’ora dopo stavo già cercando le parole giuste per la sua musica. Cosa ho voluto esprimervi? Dolore, fiducia, riscatto. Fare la mia piccola parte per una città e un mondo che, come diceva Dante e come canta Roby nel brano, “Quando tutto sarà finito / tornerà a riveder le stelle””.
“Rinascerò, rinascerai” è stato arrangiato da Danilo Ballo con il mixaggio di Marco Barusso, l’apporto vocale di Valeria Caponnetto Delleani, cori registrati da un gruppo di voci bergamasche riunite da Daniele “Vava” Vavassori e solo di chitarra di Diego Arrigoni dei Modà. Il videoclip, curato da Antonio Iorio, propone invece immagini di Bergamo unite a una miriade di persone con in mano il cartello recante il titolo del brano. Fra esse Gasperini, “mister” della Dea Atalanta, tanti giocatori della compagine orobica, altri sportivi come Sofia Goggia e soprattutto gli stessi medici e operatori sanitari al cui lavoro vengono devoluti gli incassi della canzone. “È stata mia moglie Giovanna, a suggerirmi di coinvolgerli subito” racconta Facchinetti. “Giovanna da quindici anni lavora al Papa Giovanni XXIII come volontaria dell’Aido, e mi ha detto: chiamali, sono i nostri eroi e dobbiamo ringraziarli anche sottolineandone con le immagini l’importanza”.
E qual è il bilancio finale della canzone? “Mah, l’importante è uscire dal tunnel e ricalibrare le cose che contano davvero nella vita. Certo a me, atalantino da sempre, ha commosso il presidente Percassi che mi ha chiamato dicendomi che alla ripartenza del calcio “Rinascerò, rinascerai” verrà fatta ascoltare ogni volta che l’Atalanta giocherà nel suo nuovo stadio. Però il senso di tutto sta in un altro pianto. Quello che ho fatto quando un’infermiera positiva al virus mi ha scritto dicendomi grazie. La musica è una medicina, ne sono sempre stato convinto, ed è bellissimo che la mia musica possa aiutare in un momento tanto complesso”.