L’ultimo disco di Sir Paul McCartney

Quanto più sorprende di Paul McCartney, in fondo sin dai tempi dei Beatles, è l’infinita creatività, quel suo apparire inarrestabile nel declinare in canzoni e dischi il talento che ne ha fatto uno dei principali compositori del Novecento: forse, il principale in assoluto.
E oggi che McCartney (…) lancia nel mondo “Egypt Station”, sua rentrée dai tempi dello spettacolare “New” del 2013, l’album non fa che confermare che sempre del Re Mida della musica trattasi, l’ispirazione non si è spenta. Semmai oggi McCartney pare più melanconico del solito, fra i rimpianti di “Confidante”, la confessione del voler riscattarsi da vari errori (dipendenze comprese) di “Happy with you” e la melanconia del singolo “I don’t know”, quasi arreso come pochissimi episodi della sua opera.
Ma nell’insieme di “Egypt Station”, lo spleen risulta ingrediente ben bilanciato da faccende maliziose come l’altro singolo “Come on to me”, dai messaggi adulti di “People want peace” o “Dominoes” (per la pace e prendersi le responsabilità del vivere), dal muscoloso canto d’amore alla propria donna dell’urticante e sanamente rock “Caesar rock”.
(…)
Greg Kurstin, produttore di Adele, gli ha cucito un abito rispettoso quanto ricco di stimoli e soprattutto equilibrato, che non scivola nella retorica neppure quando canta d’amore in modo semplice (…) e mai prova a svilire l’arte del talento di Liverpool nelle mode odierne (…).
Si parte con la sublime ballad “I don’t know”, ricca di soluzioni compositive notevoli, se ne riscattano i colori scuri con la levità solare di “Happy with you”, si dà spazio a parentesi cantautorali con la maiuscola “Confidante” o la bella “Do it now”, s’inneggia alla pace (“People want peace”) in maniera frizzante, si echeggia il successo del Sir Paul entertainer del 2012 modulando “Hand in hand” su frequenze spettacolarmente vintage. Il cd propone anche la bossa sensuale “Back in Brazil”, la metallica e tesa “Caesar rock”, la bella suite di almeno sette parti “Despite repeated warnings” (fiaba moderna sul destino dell’umanità incapace di reagire alla miopia dei governanti), l’abituale e sfizioso collage di idee non in grado di stare in piedi da sole (“Hunt you down/Naked/C-Link”), che parte tra rock e divertissement e si sublima in un ottimo prog. E in “Who cares”, canto di solidarietà, distorsioni e groove permettono a McCartney un pop-rock sardonico con cui giocare ancora, a quasi ottant’anni, con la voce.
Giocare, già. E se fosse questo il segreto di un’ispirazione infinita, se fosse il gusto di far musica per la musica, attivo sin dai Beatles, ad aver fatto e fare ancora di McCartney il Re Mida della musica? Domanda retorica, forse: per un artista tanto centrato sul vivere di musica da presentare il cd live in streaming su Youtube.