Il valore (da riscoprire) di Mango

C’è almeno un motivo per supporre che se Mango fosse straniero sarebbe fra gli artisti più considerati da critica e pubblico italiani: la sua musica. Che è vissuta con piglio etico “perché per me il pop non è banalità ma comunicazione. Quando scrivo non rinuncio alle emozioni però cerco anche spunti testuali. Un artista ha un dovere: far riscoprire la bellezza del mondo a quanta più gente possibile, tramite quanto sa esprimere”.
E fin dagli esordi Mango è stato ben oltre la dicotomia tutta italiana musica d’autore/canzone di cassetta: giacché il suo è un percorso autorale puro, capace però di vendere cinque milioni di album. Ma con la nostra assurda realtà –che lo sottovaluta spesso- ha dovuto per forza scontrarsi. Ieri rischiando di perdere il consenso popolare con dischi complessi licenziati (“pur sapendo che non avrebbero venduto molto”) quando avrebbe potuto limitarsi a copiare pezzi tipo “Bella d’estate”. Oggi, adattando la propria voglia di sperimentare alle esigenze del Festival di Sanremo. Dove non voleva tornare, peraltro, ma forse ha dovuto farlo: dopo gli esiti di uno dei dischi di cui sopra, l’ostico quanto notevole “Ti amo così” del 2005.

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A Sanremo Mango sarà comunque il più poetico in gara, con “Chissà se nevica”: “Canto che l’uomo si può riscattare se impara a guardarsi dentro ed a dubitare sempre. La “lei” della canzone non è una donna, ma la vita: l’ispirazione è il “non sentirsi mai a casa” di Adorno”.

E a Sanremo Mango sarà comunque coerente con la voglia di puntare solo sulla musica almeno il giovedì: perché come ospite per il duetto ha scelto… la moglie, Laura Valente. “Siamo insieme da 22 anni ed anche se lei ha preferito i nostri due figli alla carriera (è stata solista e voce dei Matia Bazar, nda) mi sembrava inutile cercare altri, o colpi a sensazione. Solo quando un’artista si emoziona comunica”.

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E da Sanremo Mango lancerà il cd “L’albero delle fate” assieme al libro “Di quanto stupore”. Loro sì lontani da compromessi. Il disco è un viaggio moderno e complesso in cui melodia e folk, Mediterraneo e rock si fondono toccando vette da album di caratura internazionale: con gioielli quali “La saggezza e il pane” (“ritrovare la coscienza nel rapporto con l’altro, universo che ci sorregge”), “Ai tuoi sogni” ispirata a Sofri (“nessun intento politico, è il dramma del non poter più sognare”), “La fine delle poesie” (la morte come inizio), “E ti amo più di me” (la purezza dell’amare). Nel libro invece una quotidianità detta in modo schietto rimanda a domande alte fra natura, sensualità, nostalgie ed i troppi aneliti d’infinito strozzati nel nostro vivere (“Le solitudini e gli sguardi”).
A confermare, una volta di più, che in un altro Paese uno come Mango non avrebbe avuto bisogno di Sanremo.