I LEGNANESI GIA’ VISTI (E RECENSITI) PRIMA DEL LORO BOOM DAL QUOTIDIANO LA PADANIA – Dicembre 2004

La luna, si sa, è musa ispiratrice: punto di riferimento per sognare e modo di prendere coscienza della vita, che si comprende in tutta la sua concretezza guardando oltre. In entrambi i sensi, la luna è anche protagonista dell’ennesima prova scoppiettante dei Legnanesi di Felice Musazzi, che in “Tela là… la luna” sul satellite sognato ci arrivano, ma solo per scoprire di aver nostalgia del cortile. A dirla tutta, la Teresa porta la famiglia lassù per sfuggire ad un pettegolezzo: viaggio dispendioso ed inutile, giacché come al solito il Giovanni parla poco ma capisce ancor meno, e dunque il pettegolezzo era stato creato… in casa. Non vogliamo però anticiparvi i numerosi motivi di riso che questo spettacolo offre, soprattutto nella seconda parte: come sempre vi troverete riferimenti eleganti alla rivista ed alla mitica passerella, costumi sfavillanti, balletti popolari e divertenti, di grande impatto coreografico. Se i Legnanesi hanno ancora così tanto successo lo si deve certo alla leggiadra autoironia del terzetto formato da Antonio Provasio (Teresa magistrale, a tratti irresistibile), Enrico Dalceri (Mabilia, vamp sguaiata con classe, se si può dire così) e Luigi Campisi (un Giovanni di grande intelligenza, giocato fra mimica e parole smozzicate); ma ovviamente l’ingrediente principale resta la scrittura di Musazzi, imperniata su una comicità strampalata, fatta di equivoci, e mai però volgare. Provasio sui testi originali opera piccole attualizzazioni (l’euro, l’Inter di Moratti…), rendendo così ancora più evidente quanto siamo tuttora ben rappresentati da quella famiglia di Legnarello. Con la madre che va a confessarsi intonando “Romagna Mia” perché non sa i canti di chiesa, l’ingenua incapacità di riconoscere le malizie del mondo, l’incessante richiamo ai valori della tradizione. In scena si alternano una Mabilia diva cui la madre mostra come interpretava “Maria Stuarda” all’oratorio, un’eclissi che si tenta di far fruttare facendo pagare le seggiole in cortile, la splendida Pinetta di Alberto Destrieri, improvvisazioni e risate (anche degli interpreti). Con questi Legnanesi si va sul sicuro, in tre ore di leggerezza intelligente.